150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’D’ITALIA - PRO LOCO - AVOLA

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150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’D’ITALIA

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17/03/2011-150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA



Spiegazione Inno d'Italia


          L'Associazione Proloco di Avola, in occasione del 150 anniversario dell'Unità d'Italia, celebrato in Piazza Umberto I il 17/03/2011, vuole evidenziare un momento culturale recitato dagli alunni del I Circolo, sulla spiegazione dell'Inno d'Italia, che si allega alla presente.
           In calce  l'Associazione riporta la nota aggiuntiva riguardante la notizia pubblicata sulla rivista " Due Sicilie " sull'ipotesi che il vero autore dell'Inno non sia in realtà il Mameli.
         L' iniziativa vuole contribuire a far conoscere il passato e ad alimentare lo spirito critico nella mente degli alunni.
                     Sperando di aver fatto cosa utile si porgono distinti saluti .


PER COLORO CHE  SCONOSCONO IL SENSO
DELL’INNO D’ITALIA


   Contributo degli alunni delle classi 5C e 5D del Primo Circolo Didattico Avola

In tante ricorrenze importanti abbiamo avuto modo di ascoltare o intonare l’inno  d’ Italia, ma senza comprenderne pienamente il senso. Adesso, in quinta elementare, abbiamo imparato a parafrasare le poesie e così, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, la nostra insegnante ci ha fatto parafrasare l’Inno ( Fratelli d’Italia ).
Adesso abbiamo compreso lo spirito patriottico che ispirò l’autore e abbiamo imparato ad amare di più la nostra PATRIA.

Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa.

Fratelli d’Italia, l’Italia si è svegliata,ed ha iniziato a reagire e a lottare contro lo straniero,infatti ha di nuovo sulla testa l’elmo di Publio Cornelio Scipione, il generale romano che nel 202 a.C. sconfisse a Zama (Algeria), il cartaginese Annibale.

Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma che schiava di Roma Iddio la creò.

Dov’è la Dea Vittoria? Essa, la Vittoria, sarà di Roma, cioè dell’Italia. Nell’antica Roma alle schiave venivano tagliati i capelli. Così la Vittoria dovrà porgere la sua chioma perché sia tagliata, perché la Vittoria è schiava di Roma che sarà appunto vincitrice.

Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, siam pronti alla morte: l’Italia chiamò.

Uniamoci in una schiera di combattenti. Restiamo uniti fra noi che siamo pronti a morire per il nostro ideale. La Patria ci chiama alle armi

Noi fummo da secoli calpestati e derisi, perché non siam Popolo, perché siam divisi.

Noi per secoli siamo stati calpestati e umiliati dagli stranieri perché non siamo un popolo accumunato dalle stesse tradizioni storiche e religiose, dagli stessi ordinamenti giuridici e dall’uso della stessa lingua; perché non siamo un popolo unito poiché oggi, 1848, l’Italia è ancora divisa in sette Stati: ( Stato Pontificio, Regno delle due Sicilie, Regno di Sardegna, Granducato di Toscana, Regno Lombardo Veneto, Ducato di Parma, Ducato di Modena).



Raccolgaci  un’unica bandiera, una speme: di fonderci insieme già l’ora suonò.

Ritroviamo l’unità dietro una sola Bandiera, dietro una sola speranza: è arrivata l’ora di unirci in un’unica Nazione

Uniamoci, amiamoci. L’unione e l’amore rivelano ai popoli le vie del Signore. Giuriamo far libero il suolo natio: uniti per Dio chi vincer ci può?

Il poeta si ispira agli ideali di Mazzini, fondatore della Giovane Italia ed esorta tutti gli italiani dicendo: Uniamoci e amiamoci perché l’unione e l’amore fanno capire qual è la missione assegnata da Dio al popolo. Se siamo uniti per volere di Dio nessuno potrà mai vincerci.

Dall’Alpi a Sicilia, dovunque è Legnano.

Ogni città italiana, dalle Alpi alla Sicilia, diventi un campo di battaglia come Legnano , il  luogo dove nel 1176 i Comuni lombardi, guidati da Alberto di Guissano, sconfissero l’imperatore tedesco Federico Barbarossa


Ogn’uom di Ferruccio ha il core, la mano.

Ogni uomo italiano ha l’animo e la forza di combattere come il capitano Francesco Ferrucci, l’uomo che nel 1530 difese Firenze dall’imperatore Carlo V.

I bimbi d’Italia si chiaman Balilla.

Tutti i bambini italiani possono ripetere il gesto di Giovan Battista Perasso, detto Balilla, l’adolescente genovese che con il lancio di una pietra, nel 1746 diede inizio alla rivolta di Genova contro gli Austro-Piemontesi.

Il suon d’ogni squilla i Vespri suonò.

Ogni campanile italiano ha suonato l’ora della rivolta come fecero la sera del 30 marzo del 1282 le campane delle chiese di Palermo per chiamare la popolazione alla rivolta, detta dei Vespri Siciliani contro i francesi.


Son giunchi che piegano le spade vendute: già l’Aquila d’Austria le penne ha perdute.

Le armi dei soldati mercenari si piegano come giunchi e l’Aquila, simbolo dell’Austria, si indebolisce e subisce sconfitte.

Il sangue d’Italia, il sangue polacco bevè col Cosacco, ma il cor le bruciò.

L’acquila austriaca ha sparso il sangue degli italiani e, insieme ai Russanche quello della Polonia, spartita tra Austria, Prussia e Russia.
Ma questo sangue è ricaduto su di essi oppressori.

Si ringrazia :  IL DIRIGENTE SCOLASTICO DEL PRIMO CIRCOLO DI AVOLA CARMELA  RUBINO  E L’INSEGNANTE  ARTALE  SEBASTIANA  PER L’INIZIATIVA CULTURALE .

                                                          PERCHE’ GLI ALUNNI SAPPIANO
Rivista:” DUE SICILIE” EDIZIONE 2004
Goffredo di Mameli, indicato come, l’autore dell’inno nazionale, non ha inventato nulla. Le strofe della canzone le ha rubate al frate che l’ospitava nel convento di Carcare in Liguria. A quel poveraccio di don Cannata non restò che lamentarsi in poesia.
“ Meditai robusto canto
 Ma venali menestrelli
 
Mi rapinar dell’arpa il vanto”.
                                                                                                                                Peppino Corsico Presidente Proloco






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