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cenni storici

La produzione > Nero d'Avola

                               Le ragioni del nome

Il nome del vitigno Nero d'Avola nasce come Calavrisi, italianizzato erroneamente in Calabrese ; ed è proprio in questa accezione, che non significa affatto di  Calabria,
che se ne trova l'origine. In tal senso l'ipotesi più accreditata è quella sostenuta dal Fici per il quale il nome dialettale Aulisi  deriverebbe da Caia-Avola, giustificando il fatto che la V di Avola si è trasformata in U (quindi Aula, come peraltro è comunemente indicata la città in dialetto), mentre Cala è la forma, anch'essa dialettale, di Calea, o Caleu, sinonimi siciliani Rracina (l'uva).In definitiva Uva di Avola, ovvero Calea-Aulisi,ed infine Calaulisi.
Altra ipotesi fa derivare il termine da Calauria, isola e città della Grecia, col significato quindi di uva Calauris,cioè importata da quell'area durante la colonizzazione  ellenica della Sicilia. Ciò in analogia con l'uva Greco o Grecanico (ossia della Grecia), Damaschina (da Damasco), Albana o Albanella (dagli Albani, nel Lazio).
Altra ipotesi, sostenuta dagli abitanti locali, indica Cala come zona di discesa, avvallamento, quindi una precisa area degli Aulisi dove anticamente veniva coltivata tale particolare uva.
E' cosa certa, in ogni caso, che gli studiosi escludano si tratti di un vitigno calabrese, convenendo con il Pastena quando afferma che "fa preciso riferimento ad una zona, Avola, di antica coltura, sufficientemente lontana dalla costa calabrese".

       Testimonianze vitivinicole nel territorio di Avola

Risale agli anni 1774-77 un primo riferimento al Nero d'Avola,da parte del fiorentino Domenico Sistini, bibliotecario ed antiquario presso il Principe Biscari a Catania; studiando i vigneti del siracusano annota che tale vitigno produce una "ottima qualità di vino".
Saverio Landolina Nava (1743-1814), insigne storiografo e naturalista siracusano, riferisce di un "vino di grande colore e profumo, viola, di ciliegia marasca, adatto a costituire prodotti di grande finezza".
L'abate Paolo Balsamo cosi si esprime:il vino è per Avola un'importantissima derrata. Le più stimate uve nere sono osso nero, nero campanello, nero d'Avola, montonico, vernaccione nero(….).Il mosto si fa sempre fermentare  per qualche tempo con le vinacce; tanto più che il colore nero conduce notabilmente alla buona riputazione, ed alto prezzo del vino. Si computa l'annua produzione di questo 4.000 salme, ciascune di 100 quartucci di di 30 once, che costituiscono un articolo di pubblica entrata  di circa 20.000 scudi".
Lo storico Rosario Gregorio afferma, nel 1846, che fra i vini più pregiati erano quelli di Castellamare, Marsala, Alcamo, Castelvetrano, Milazzo, Avola, Vittoria, e ci da notizia anche di esportazione di uva pure in Francia, Olanda, Inghilterra.
Nel 1829 Avola conta 277 ettari di superficie vita; nel 1848, fra i comuni che rivestono un certo rilievo vitini colo spiccano: Noto con 1.764 ettari, Siracusa con 1.400 ettari, Avola con 527 ettari, Buccheri con 445 ed Augusta con 385.
Dopo la conquista garibaldina dell'Isola, con l'annessione della Sicilia al Piemonte e l'inizio dell'emigrazione dei braccianti, l'agricoltura venne presa in maggior considerazione; Avola, per la qualità e la quantità dei vigneti impiantati fu menzionata fra le contrade più rinomate da Girolamo Caruso, nel 1869, in uno dei più bei libri siciliani di viticoltura e vinificazione.
In quel tempo, fine 800, si annoverano anche i vini rossi di Siracusa derivati dalle uve del Nero d'Avola, più alcolici e colorati di quelli della zona di Pachino. Erano molto richiesti dal Mezzogiorno della Francia che li dirottava verso la Gironda e la Borgogna. A tal proposito, giustamente, l'enologo Giuseppe Puglisi, nel 1884, si chiedeva: "perché i proprietari si lasciano scappare di mano un tesoro che viene tanto studiato e con tanta sollecitudine ricercato e raccolto dagli industriali francesi?"
Negli anni della ricostruzione dei vigneti, nel 1887, dopo l'invasione fillosserica, il Nero d'Avola, come altri vitigni, viene utilizzato per innestare barbarelle di "Riparia" e offerto agli agricoltori. Per agevolare lo sviluppo dei vigneti era necessaria, però, l'opera di abili innestatori e a tal proposito fu aperta una "scuola pratica domenicale".
Ad Avola, come nel circondario, qualche agricoltore esperto incominciò a fornirsi di viti americane innestate, e la vite cominciò nuovamente a verdeggiare. Estesi vivai, ricchi di ottima varietà e selezionate, poterono ammirarsi nei possedimenti delle famiglie  Arcidiacono, Alfieri, Baronello Greco.
Altri produttori vinicoli in Avola del tempo furono: Bono Assennato Antonino, Carpano, D'Agata Pasquale, Fratelli Diamante, Fratelli Grande, Modica Cav. Antonino, Morale Vincenzo, Rametta Toscano G., Riscica Cav. Uff. Carmelo, Vindigni Paolo.
Notevolmente  diffuso nel territorio di Avola fu un particolare ibrido che "innestato con Nero d'Avola vegeta superbamente e fruttifera meglio che con gli altri vitigni; offre ottima resistenza alla fillossera, anche in terreni compatti e asciutti e resiste ad altissima percentuale di carbonato di calcio".
Importante veicolo d'informazione del tempo, per le problematiche ledate alla ricostruzione dei vigneti fu un giornale  agrario quindicinale, Rusticus, organo della Reale Cantina Sperimentale di Noto, dei vivai di viti americane della provincia di Siracusa e dei Comizi Agrari di Avola, Noto, Modica, diretto da Carmine   Perrotta.
Prima della ristrutturazione viticola, nel 1955-60, la Sicilia risultava divisibile in sette zone viticole; la quarta era denominata "del Nero d'Avola e del  Frappato", interessando le provincie di Ragusa e Siracusa.
In  Avola risultano ufficialmente al Catasto 100 ettari di superficie vitata nel 1956, 60 ettari e 124  aziende nel 1970, 16 ettari e 23 aziende nel 1982.
Il vitigno viene inserito nel registro nazionale delle varietà e come tale  fra quelle raccomandate dalle procince di Ragusa e Siracusa; viene elencato con regolamento CEE successivamente come varietà raccomandata per tutte le nove province.
Il Nero d'Avola concorre alla formazione del Marsala Rubino, così come previsto dal disciplinare di produzione per vini liquorosi Marsala.
Una descrizione della vendemmia in Avola nell'Ottcento viene fornita dal Nicotra "la vite si alleva a bassa ceppaia, metodo che vuolsi venutoci dai greci e del pianta mento non si fa mai uso di barbatelle, ma di semplici sarmenti (maggiola) tratti da vignenon troppo giovani né molto vecchie, e che abbiano gli internodi alquanto corti, senza portare alla base alcun avanzo di legno vecchio.
La vendemmia si esegue per mezzo di contadini e di donne, e l'uva si trasporta al palmento che è ordinariamente in muratura ed in forma quadrangolare.L'uva vi si pigia immediatamente da uno o due contadini coi piedi vestiti di grosse scarpe bullettate, e dopo essere la pasta compressa con pale di legno e ripestata per ben tre volte si spreme nel torchio con tutti i raspi. Il mosto del palmento scola in un fosso scavato al di sotto, e quello del torchio in un tino sottoposto,l'uno e l'altro scoverti.
Per ben colorire il mosto, si pigia a parte una proporzionata quantità d'uva nera, e la pasta di essa, dopo averla spogliata dai raspi, si ammassa in un angolo del palmento, ove sta qualche tempo per colare e rasciugarsi. Terminata la vendemmia della giornata, si riprende la detta pasta e si frega reiteratamente coi piedi contro le lastre del palmento sino a ridurla ad una poltiglia, ciò che dicesi "ripistu" ; indi si getta sopra il mosto del fosso, a cui si è riunito anche quello del torchio, oppure si lascia nel palmento stesso e vi si getta sopra una buona quantità di mosto attinto dal fosso.
Cominciata la fermentazione, la detta pasta viene ricacciata alla superficie, ove sta di copertura un'intera notte. La dimane  si estrae e si rimette nel palmento, e se fu lasciata ivi se ne fa scolare il mosto, e dopo che se ne sia bene scaricata, si finisce di spremere nel torchio. Immediatamente il mosto si trasporta con otri o con barili di legno (carratedda) e si chiude nelle botti che hanno l'ordinaria capacità d'ettolitri 8,50 e delle quali si lascia aperto il cocchiume per più giorni. Quando la fermentazione si mostri sufficientemente rallentata, si sovrappone al detto cocchiume una foglia di limone o di arancio con sopra una tegola. L'orifizio si chiude ermeticamente con un tappo di sughero allorchè si osserva la fermentazione cessata interamente. Si travasa (si tramazza) in febbraio o marzo".

                    
 Carattestiche ampelografiche

L' ampelografia è quella parte della botanica che si occupa della descrizione dei differenti vitigni, in base a caratteri evidenti ( foglie, germogli, grappoli, etc…), al fine di poterli distinguere e classificare. I rilevamenti  e loe osservazioni vengono poi trascritti sulla cosiddetta ' scheda ampelografica'. Per il Nero d'Avola, la parte legnosa del vitigno è costituita da un tralcio ben nutrito, eretto, turgido e rossastro.
Leggermente striato, presenta internodi di  7-8 cm a sezione pressoché ovale.
Riguardo la parte erbacea, il tralcio del germoglio è leggermente scannellato, a sfumature semiviolacee. Le foglioline trilobate, sensibilmente dentellate, tomentose,sono di un verde chiaro, specie alla prima inferiore. Il germogliamento è piuttosto precoce ( fine di marzo).
Il viticcio, frequente ed esile, presenta poca peluria alla base, di colore verde chiaro.
La foglia, media o grande (cm 16-22), orbicolare, è talvolta intera, oppure lobata (3-5) con seno peziolare a V stretto e con bordi sovrapposti. La pagina inferiore, aracnoidea, mostra areole con batuffoletti lanuginosi. I denti, regolari, di media grandezza, sono alti rettilinei o un po' convessi. La caduta avviene in epoca classificata precoce-media. Il picciolo corto o medio, di spessore medio-sottile, è glabro, di colore verde-rossastro  sul lato esposto al sole.
Il grappolo, medio-grande (cm 18-27), cilindrico, ha un peso medio di 350 gr.
La base, aperta, lascia vedere il raspo verde rossastro a peduncoletti di egual tinta, regolari, con pennello roseo. In media presenta 1130 fiori e 242 acini.
La colatura (caduta dei fiori non fecondati), avviene normalmente ed è praticamente innocua,in quanto si mantiene entro i limiti tali da non recare nei grappoli alcun inconveniente, non pregiudicando, quindi, l'aspetto estetico.Ciò riveste pure importanza pratica perché, se allegassero tutti i fiori si avrebbero grappoli di peso eccessivo, di estrema compattezza e con acini piccoli ed immaturi.
L'acino, pittosto oblungo, medio (mm 14 in media di diametro), regolare, ha ombelico persistente e, a maturità, raggiunge un colore nero intenso. La  buccia pruinosa, è sottile ma duretta; il succo incolore.
La polpa molle e molto succosa, è dolce, un po' tannica, con 2-3 vinaccioli allungati per acino.
Riguardo il fenomeno dell'impallinamento, o acinellatura, il Nero d'Avola lo presenta in modo trascurabile, intorno al 3,5% (è il fenomeno per cui gli acini, per l'inflenza di vari fattori, risultano di piccole dimensioni e senza vinaccioli, apireni, formatisi su grappoli che normalmente hanno acini di dimensioni maggiori e con vinaccioli).
Ciò ne comporta un incremento qualitativo in quanto gli acinelli sono prevalentemente più zuccherini (fino 9° rifratto metrici), rispetto a quelli normali con i semi.


                                    
                    Coltivazione

I l vitigno Nero d'Avola è coltivato,anche se con percentuali diverse, in tutto il territorio regionale. Nella provincia di Trapani è stato introdotto nel 1968.
Nel 1959, in provincia  di Siracusa,occupava circa l'80% della superficie vitata e costitutiva il vitigno più comunemente  coltivato nei terreni ad altitudine compresa fra 0 e 200 metri sul livello del mare.
Risulta assai suscettibile alla peronospora; va soggetto alla colatura dei fiori, fenomeno che può essere ridotto con adatta cimatura dei germogli all'inizio della fioritura. Richiede potatura corta su cordone speronata. Ciò anticipa la maturazione di alcuni giorni e dà grappoli più serrati; inoltre fa controllare meglio la produzione,evitando sfasature nel risveglio degli occhi.
La vendemmia del Nero d'Avola si effettua dal 1 al 15 settembre a gela, dal 13 al 30 a Vittoria, dal dal 15 al 30 a Licata,fino ai primi di ottobre nel palermitano.
Coltivato a regime asciutto su alberelli e spalliere medie, in particolari condizioni di Clima caldo e arido, con temperature elevate durante le fasi di sviluppo della pianta,con scarsità di precipitazione nei mesi di giugno-agosto,quando maggiore è la richiesta d'acqua, produce un'uva ad alta  gradazione zuccherina(23-28%),
corrispondenti a 14-17 gradi alcolici,con bassa acidita' totale e carenza di acido malico. I vini derivati risultano naturalmente caldi (alcolici), spiccatamente profumati, ma poco freschi, assai adatti per i tagli. Conferendo corpo e aroma, sono idonei per i vini Marsala rossi, per gli stravecchi, per uso locale o per tagliare vini deboli e aspri di altri Paesi  ( in particolare della Francia, Borgogna e Gironda).
Con  le nuove tecniche di coltivazione "a tendone" e l'introduzione della irrigazione Fisiologica (durante il periodo critico giugno-agosto), le uve risultano con medio grado zuccherino e buon tasso acidi metrico, dando vini di media alcolicità, discreta freschezza, fruttati con profumo di ciliegia marasca e più adatti, quindi, alla richiesta del consumatore.Per la carica polifenolica (colore), inoltre, invecchiamo più lentamente, dando prodotti di elevata finezza e grande qualità.

                            
   La sperimentazione

Uno dei caratteri comuni ai programmi di miglioramento genetico delle vite è quello di costituire piante adatte alle condizioni dei differenti ambienti di coltura,con elevate produzioni, di buona o eccellente qualità per l'uso previsto, con soddisfacenti caratteristiche organolettiche e buona resistenza alle malattie parassitarie.
Lo studio della selezione e degli incroci è, pertanto, fondamentale per la sperimentazione, volta al miglioramento della specie, e costituisce uno dei fattori fondamentali del progresso agrario.
In campo vitivinicolo il Nero d'Avola è stato oggetto di studi  in tal senso.
Ricordiamo, a tal proposito, l'incrocio fra ' Cataratto e Nero D'Avola' realizzato dal Pastena. Il grappolo si presenta lungo (20-30cm) tronco conico, medio serrato, di peso medio (gr. 500), con acino sferoidale (mm 15-18). La buccia è medio sottile, pruinosa, grigio-bluastra; la polpa è succosa, di sapore neutro. La maturazione avviene in 3° epoca, con vendemmia dal 15 settembre in poi. Il vino ottenuto ha colore rosso intenso, caldo e di gran profumo, da invecchiamento. Non va soggetto alla colatura e la sua produzione risulta costante e di buon livello.
Diverse le sperimentazioni con Nero d'Avola effettuate dall'Istituto Regionale della Vite e del Vino e presentate nel corso del 1995. Fra esse ricordiamo:
SR 4: è un vino rosso ottenuto da assemblaggio di Nero d'Avola (60%), proveniente       
         dalla zona di Riesi, Merlot (25%)e Cabernet Sauvignon (15%)raccolto a Virzì
         uve tutte vendemmiate  ne 1992. Al giudizio organolettico si presenta                
          vellutato  ricco, grasso, elegante. Emana un intensissimo profumo di evoluto
         e il bouquet è ben costituito. Armonica e ben equilibrata la fusione delle tre
         varietà, senza alcun prevaricamento fra loro. L'eccellente armonia gustativa
         ed olfattiva richiama lo stile bordolese, ma conservando il particolare gusto
         mediterraneo e siciliano soprattutto;
SR21: è un vino rosso ottenuto con uve Nero d'Avola (50%) a Riesi, Merlot (45%)    
          e Syrah (5%) provenienti da Virzì, tutte vendemmiate nel 1992. Al giudizio
          organolettico si presenta con tenue profumo di legno, un po' marascato,
          elegante. Ottime la ricchezza strutturale e l'armonia fra i diversi costituenti.
          Un rosso di tipico stile mediterraneo;
SR10: è un vino rosso ottenuto con Cabernet Sauvignon (40%), Syrah (15%)
          Coltivati a Virzì e con uve di Nero d'Avola (5%) prodotte nella zona di Riesi,
          tutte vendemmiate nel 1992. Al giudizio  organolettico si presenta di colore
          rosso pieno, con profumo intenso ed elegante. Dotato di grande stile ed
          eleganza internazionale, si avvicina molto ai vini bordolesi.
Attualmente, nel territorio di Avola, l'antica tradizione e vocazione vitivinicola, subentrata alla coltivazione della canna da zucchero, ha lasciato il posto ad altrettanto importanti colture quali quelle delle mandorle e degli agrumi.
Questi prodotti hanno senz'altro determinato e condizionato con le variabili fluttuazioni del loro mercato, lo sviluppo economico della città e, quindi, le sue occasioni di crescita civile e sociale.
Le ragioni per cui una società, in un preciso contesto geografico e in determinate epoche della sua storia,'decide' di valorizzare diversamente le risorse agricole del suo territorio, sono, di certo, complesse e la loro ricerca esula dai fini dello scrivente.
E' certo, comunque, che l'ingegno, la dedizione e l'entusiasmo che il popolo avolese ha dimostrato di possedere negli anni precedente e seguenti l'invasione fillosserica, per la ricostituzione dei vigneti, non possono e non devono essere dimenticati.
Oggi assistiamo ad una sensibile ripresa dell'interesse vitivinicolo nel territorio di Avola, testimoniata dall'incremento degli impianti di vigneti.
Diverse ragioni possono essere legate a questo fenomeno, non ultime l'incertezza dei mercati e la forte concorrenza che caratterizza il settore agrumicolo.
La rivalorizzazione della tradizione vinicola avolese potrà avvenire, però, con una tutela legislativa che preveda agevolazioni per l'impianto dei vigneti e, soprattutto, con il 'riappropriamento' di un vitigno, il Nero d'Avola, che lega il suo nome a quello della città e che, tutt'ora, la porta a conoscenza sull'etichetta dei più prestigiosi vini, di cui, spesso, è l'anima.





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