Il Trappeto - PRO LOCO - AVOLA

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Il Trappeto

Avola

IL TRAPPETO

Della prima ricostruzione di Avola fece parte il restauro del trappeto dell’olio, che era stata già danneggiato dal terremoto; il restauro incominciato nell’agosto del 1693, era stato già portato a termine nel novembre, cioè all’epoca della nuova raccolta delle olive.
Oltre al restauro dell’edificio del frantoio si dovette provvedere all’acquisto di 24 giare per la conservazione dell’olio, che erano andate totalmente distrutte (bisogna dire per inciso che anche le botti subirono la stessa sorte).
Per quanto riguarda gli uliveti bisogna sottolineare che a quell’epoca erano molto estesi e lussureggianti.
L’olio di oliva costituiva una delle risorse principali di Avola.
Oltre il restauro del vecchio si provvide presto alla costruzione, o restauro, del nuovo trappeto, all’interno della nuova città, dove ha lasciato il nome nella toponomastica avolese, infatti uno dei cortili di via Dante porta il nome di cortile Trappitello. Successivamente quasi tutti i produttori di olio furono proprietari di un trappeto per l’olio  che costituiva un unico complesso con il palmento per la pigiatura dell’uva e la formazione del mosto, per i molti vigneti che c’erano nel territorio di Avola.
E’ ovvio che, nel dopo terremoto, dovette essere ripristinato il grande trappeto delle Cannamele, “u trapitazzu”, detto così, secondo le vedute di L. Dufour- H. Raymond- riportate nel lavoro “Dalla città ideale, alla città reale”.
E’ bene precisare che nell’economia del tempo, la canna da zucchero, era il cespite principale per Avola e pertanto il trappeto Rappresentava il centro di produzione di lavoro, più importante.

Carmen Orvieto  

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