Itinerario - PRO LOCO - AVOLA

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Itinerario

Da visitare

Avola Museo all’aperto:
itinerario per un turista


Proseguendo da Siracusa, si incontra Avola, “la perla del mare Ionio”.   raggiungibile sia uscendo dal casello autostradale che percorrendo la statale.  Situata nella pianura sotto il monte Aquilone e di fronte allo splendido mare Ionio, su cui si affaccia, Avola é il posto ideale, per esplorare gli emozionanti itinerari archeologici, naturalistici ed enogastronomici della Sicilia sud-orientale..
Subito prima del bivio del lungomare, a sinistra, il primo impatto con la città ci porta  dritto ad ammirare il Dolmen Ciancio, all’interno del quartiere Falaride, reperto di notevole testimonianza. Ritornando sulla statale, sempre sulla sinistra, a 20 mt, il bivio per il lungomare ci porta alla scoperta di una storica testimonianza: è una Villa ellenistico romana, i cui resti mantenuti e custoditi gelosamente, incontriamo proprio ai due lati del lungomare. La villa risale presumibilmente al III Secolo a.C. ed è stata completata nel III IV d.C.  Proprio da questo punto inizia a far mostra di sè il luminoso specchio d’acqua sempre abbagliante per via del sole che vi si specchia, spessissimo anche in inverno: il mare! Ecco, adesso possiamo respirare a pieni polmoni!  
      

 Sempre lo specchio d’acqua, cristallino da un lato e le colline disegnate sullo sfondo alla nostra destra, ci accompagnano percorrendo tutto il lungomare e ci portano ad incontrare, (dopo diversi stabilimenti balneari e ammirando la dorata distesa sabbiosa, dove gli avolesi e i moltissimi ospiti , provenienti da ogni angolo della terra, trascorrono le proprie estati) una Rotonda in mezzo al mare, collegata alla terraferma da un ponte in legno. Ristrutturata da pochi anni, la rotonda sul mare è stata ignara protagonista delle calde serate estive degli avolesi durante gli anni 50 e 60, che lì si davano appuntamento per ascoltare buona musica e ballare a ritmo d’orchestra. Proprio davanti alla rotonda è situata Piazza Esedra, dal centro della quale, guardando con le spalle al mare, con le due storiche Torrette che fanno da cornice, si può attraversare visivamente tutto il paese da sud fino all’estremo nord, dove insiste la vecchia stazione ferroviaria. Aggirando per metà piazza Esedra, sulla dx, Via Giovanni Paolo II ci permette di collegarci di nuovo con la statale, Via Siracusa, che, aggirando la rotatoria sulla sinistra, ci conduce direttamente all’ingresso della città.
Salendo da Corso Vittorio Emanuele, percorso un brevissimo tratto ci troviamo subito nell’Esagono (qui c’era un tempo Porta Siracusa), caratteristico sviluppo edilizio post-terremoto dovuto all’Architetto Gesuita Angelo Italia il quale, memore del disastroso terremoto del 1693, realizzò la città esagonale con alte mura (tutto attorno al perimetro esagonale insistevano proprio le mura che proteggevano la nuova Abola) e grandi piazze per dare la possibilità alla popolazione di riunirsi in grandi spazi in caso di nuove calamità naturali.  
Da questo punto,  comincia il nostro itinerario all’interno dell’Esagono: troviamo un parcheggio per la macchina, prendiamo l’attrezzatura fotografica e incominciamo la passeggiata. Siamo su Piazza Trieste, dove c’è la Chiesa S. Giovanni Battista, realizzata a partire dal 1730 ed esternamente non  ancora completata nelle sue forme architettoniche iniziali. L’interno è diviso in tre navate da una seria di colonne e ciascuna navata ha quattro arcate in fondo alle quali sono gli altari. La chiesa fu affrescata e decorata tra il 1869 e il 1872 dal pittore Gregorio Scalia , il quale dipinse pure le grandi tele degli altari: S. Pietro, S. Alfonso, S. Lucia, S. Giuseppe, lo Sposalizio di Maria ed affrescò il soffitto centrale . Sopra il portone centrale il superbo Organo, perfettamente tenuto, non abbisogna di spiegazioni ma solo di essere ammirato. Rimarchevole la ottocentesca statua di S. Corrado, nella cappella  a dx del presbiterio, in stile neoclassico del 1850 e le antiche tele, provenienti da Avola vecchia, rappresentanti scene di vita di S. Corrado; questa chiesa venne elevata nel secolo XVII a parrocchia nel 1927.
All’interno della piazza, si nota Palazzo Sirugo,  costruito nei primi decenni del sec.XVIII; la facciata, posta su Corso Vittorio Emanuele, è animata dal bel portale arcuato, caratterizzato da imponenti blocchi di pietra sovrapposti , che danno spessore alla parte centrale. Accanto ad esso vi sono delle semplici ma eleganti finestre rettangolari, sormontate da travoni in pietra bianca. Pochi metri più avanti, non si può non vedere Palazzo Guttadauro, certamente della prima metà del 700,  purtroppo caduto in rovina. Sulla facciata insiste un imponente portale ad arco, da dove si accede a quello che era il vecchio cortile. La facciata è caratterizzata da una balconata barocca con mensole raffiguranti mascheroni scolpiti a bassorilievo
Lasciando Piazza Trieste, seguendo il lato est dell’esagono, da Via Dante, il successivo incontro si fa ammirare proprio di fronte: la Chiesa di S. Maria di Gesù, che faceva parte del Convento dei Minori Osservanti.  Fino al 1905 era poco più che un grande magazzino, con tetto in canne e travi in legno. Appena entrati, una lapide ci dice che  fu il massaro Corrado Tiralongo Coniglio ed il figliolo Sac. Giuseppe che la restaurarono, arricchendola della volta, di altari e dell’occorrente e rendendola disponibile al culto. All’interno, bello è il mausoleo del barone Ascenzio Battaglia e interessanti sono alcune lapidi funerarie di cittadini emergenti dell’epoca.
Nel prebisterio è posto un quadro seicentesco, raffigurante l’Immacolata e i Santi  (Francesco e Rosalia) già nella chiesa dei padri Cappuccini ad Avola  Antica.
Da Via S. Francesco d’Assisi, proseguiamo fino ad ammirare a pochi passi la grande e solare Piazza Regina Elena, dove all’angolo con la via Pellico si nota una bellissima struttura liberty, più avanti, si trova la Chiesa S. Antonio Abate, risalente  al XVIII secolo,  completata anche con parte dei fondi raccolti dai fedeli per un miracolo effettuato da Gesù alla Colonna, Statua proveniente da Avola Antica, salvatasi dal terremoto del 1693. L’interno conserva una serie di affreschi, appartenenti al  sec. XVIII , del Belli dello stesso periodo: gli stucchi della navata.  Dalla stessa piazza, se volete ammirare due suberbe colonne barocche con un imponente portale , dovete raggiungere il numero 34 della via Manin, ex abitazione del pittore Scalia.  Proseguendo per via S. Francesco d’Assisi, si può visitare quello che era il Vecchio Mercato (ora contenitore culturale), splendida costruzione di ottima fattura artigianale, attribuita all’Ing.Salvatore Rizza ( anni 80 dell’800 ) dei maestri scalpellini della pietra bianca locale. Superandolo, si svolta obbligatoriamente a sinistra e si arriva in uno slargo dove poter ammirare, in via Manin angolo via Napoli, la Chiesa SS. Annunziata, la più bella in Avola con il suo stile barocco che è stata considerata monumento nazionale . All’interno,  si trovano diverse pitture ed affreschi. Intorno al 1922 l’amministrazione comunale del tempo, infatuata di bolscevismo, voleva demolirla, per ampliare l’edificio scolastico a fianco; fortunatamente tale intenzione fu scongiurata da uno scritto del Gubernale, apparso su un giornale evitando, in tal modo, di arrecare un ulteriore sfregio alla città. Fino al 1866, la chiesa faceva parte del Monastero delle Benedettine.
Continuiamo il giro e vediamo già sullo sfondo l’altra piazza, la “testa della croce” dell’Esagono: Piazza Vittorio Veneto. E’ stata chiamata “ Piazza Tre Leoni ” per la splendida fontana, realizzata dallo scultore Antonino Mangiagli e dall’Arch.G. Vinci,  dove si specchiano tre leoni di grande fattura artistica e di fronte alla quale si erge l’obelisco, che ricorda le vittime della prima guerra mondiale eretto nel 1931. Sulla piazza fa mostra di se anche la Chiesa S. Antonio da Padova, di semplice fattura architettonica , completata nella seconda metà del 700. E’ una chiesa a navata unica, che raccoglie alcune tele di fine pregio artistico. A continuazione della facciata della chiesa, Palazzo Alessi si fa notare per la sua raffinatissima facciata  neo rinascimentale ed i meravigliosi stucchi ed affreschi che decorano l’interno di Alessandro Abbate.
Poco più in alto della piazza, a 20 mt circa, su Corso Vittorio Emanuele al numero civico 115, non si può non notare una bellissima costruzione Liberty, finita di costruire nell’anno 1929: Palazzo Corsico. Progettato dall’omonimo Ing. Paolo Corsico,  impegnò diversi artigiani locali,che si adoperarono per affrescare le numerose stanze del palazzo. Lo Scalìa, che dipinse molte delle tele presenti ed il  bellissimo affresco centrale sulla volta dell’ingresso principale, dov’è effigiato la Stemma della Famiglia Nicastro, (genero del Corsico che vi abita ancora ora), fu anche il disegnatore del mobilio del salotto, realizzato dall’artigiano locale Paolo Bella. Questi era bravo a tal punto che, pur sfornito di qualunque titolo di studio, fu chiamato all’Accademia di Brera, quale Maestro.
Tornando indietro sulla piazza, invece, emerge agli occhi dei visitatori un altro bellissimo palazzo nobiliare: Palazzo Tiralongo. E’ uno splendido palazzo  Liberty, forse il migliore esempio del Liberty in Avola. La sua bella facciata è caratterizzata da un ampio portale centrale, decorato con fini bassorilievi. Accanto ad esso, vi è una serie di finestre, sormontate da raffinati timpani accartocciati, decorati con ghirlande scolpite a bassorilievo; al centro del balcone vi è una sontuosa decorazione, scolpita a bassorilievo e sovrastata da un gigantesco timpano, orlato con fitti, ma eleganti bassorilievi. La facciata del palazzo è coronata, infine , da una bella trabeazione merlata al centro della quale vi è posto lo stemma araldico della famiglia nobiliare , riccamente scolpito con la tecnica del bassorilievo. Di notevole pregio gli affreschi delle tante stanze del palazzo.
L’ultima piazza del perimetro, ultima non per importanza e bellezza, che incontriamo scendendo da Via Rattazzi e svoltando su Via Lincoln, è Piazza Teatro. Per giungervi, è d’obbligo passare sotto Palazzo Loreto, di interessante  fattura architettonica, costruito nella prima metà del XIX secolo in stile neoclassico, la cui  facciata è caratterizzata da un portale arcuato, delimitato da due pilastri che sorreggono un balcone sormontato da una trave in pietra e racchiuso da una ringhiera in ferro battuto, così come tutti gli altri balconi del palazzo. Andando avanti da Via Lincoln, è da ammirare pure Palazzo Lorito, in stile barocco, splendido palazzo , che fu distrutto durante la seconda guerra mondiale, che ha comunque conservato  integro lo splendido portale barocco arcuato, caratterizzato da due eleganti colonne corinzie, che sorreggono l'architrave in cui vi è un mascherone grottesco. All'interno vi è un piccolo cortile, in cui è stata edificata un' abitazione privata in stile liberty. La facciata ovest del palazzo dà su Largo Baluardo, dove si ergeva un’altra delle antiche porte della città, che faceva, per l’appunto, “da baluardo e difesa” contro  eventuali attacchi nemici. Qui esisteva il “Fondaco”, che era praticamente la locanda dei carrettieri di transito, in cui sostavano durante la notte ,  rifocillandosi e spesso dormendo sotto i propri carretti per paura di essere derubati.
Torniamo sulla piazza dalla stessa strada e iniziamo la visita, ammirando la bellezza del Teatro Comunale, piccolo, meraviglioso esempio di architettura d’interni, costruito tra il 1872-1875 ed inaugurato nel 1976. Il prospetto è costituito al piano terreno da tre archi  chiusi da quattro pilastri e il piano superiore, di ordine corinzio, contiene cinque finestre uguali: vero gioiello architettonico. La Chiesa S. Venera, situata proprio a fianco del Teatro Comunale, di stile settecentesco, è dedicata alla Patrona della città. Fu ricostruita anche con spese dei fedeli che vi concorsero con oblazioni. E’ un tempio ad una sola entrata prospettica, ma a tre navate con tre archi per lato a forma di croce latina. Ai lati dell’abside ,sono la cappella di Santa Venera, fatta costruire dal barone Astuto nei primi dell’800, con l’ottocentesca argentea statua della santa, e la cappella del SS. Sacramento. Pregevole nell’altare maggiore è la cornice del quadro ovale rappresentante proprio S. Venera, opera di Costantino Carasi. Notevoli sono pure la statua di S. Giuseppe con Gesù giovinetto, la tela di S. Vincenzo Ferreri sec XVIII, Gesù e Maria, riferibili al Carasi e il maestoso organo, costruito da Polizzi da Modica nel 1901.
All’interno, si trova la statua del Beato Antonio Etiope, vissuto per 38 anni nel territorio di Avola. Il Beato Antonio viene dai monti di Cirene a Barca in Libia, verso il 1490. Le Galee della Sicilia lo prendono prigioniero e lo espongono al bando al migliore offerente, come schiavo.Viene acquistato da un massaro di Avola , Giovanni Iandavola, che lo inizia al Cristianesimo. Affascinato, chiede il Sacramento del Battesimo, scegliendo per sè il nome Antonio; da quel giorno in poi, si impegnerà a mettere in pratica la parola di Dio, offrendosi a servire i carcerati ed i malati; sceglie poi la vita eremitica, come francescano, muore il 14 Marzo 1550.
Da allora, è venerato dalla Chiesa cattolica. Nel 1661 viene data licenza di divulgare l’immagine con aureola di Beato.
           A pochi passi dall’ufficio postale, una visita merita il nobiliare Palazzo Modica, forse l’abitazione più grande della città; la costruzione è avvenuta tra il 1730 e il 1740. Il palazzo è un’antica costruzione settecentesca di particolare interesse storico-artistico, ai sensi della Legge 1/6/1939 N. 1089.
         E’ ubicata nel cuore del centro storico della Città, ha pianta quadrilatera irregolare, occupa una superficie di 1.905 mq. di cui 1.277 mq coperti da costruzione e mq. 638 a cortile interno.
Il piano terra ha una consistenza di numero 17 vani ed una veranda coperta con ampio cortile, il primo piano è composto di numero 16 vani, oltre ai disimpegni, corridoi e bagni; sono presenti affreschi di un certo rilievo in quasi tutti i soffitti, effettuati dal pittore Gregorio Scalia, il secondo piano  è composto da  5 vani oltre ripostigli e terrazza.
Il palazzo è di proprietà del Comune di Avola, acquistato nel 1986 con fondi dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali, con vincolo di destinazione a Pinacoteca, Biblioteca e Sala convegni,
a tutela e promozione della cultura di questa città, come da nota del 14/12/1985, protocollo n.35919 a firma dell’allora Assessore Giuseppe Corsico.
A proposito di questo palazzo, si racconta un simpatico aneddoto, utile a farci fare un salto nel passato, intorno agli anni ’60. Si racconta che, in quegli anni, le signorine Modica (così venivano chiamati i possidenti) avevano un gattino, Giacomino, a cui erano talmente affezionate che, quando  morì, lo fecero seppellire nel cortile di casa, non prima di averlo riposto  in una bara d’argento, fatta costruire appositamente. Questo comportamento fu oggetto di critica del popolo e di discussione politica nei comizi del tempo, perché i ricchi si potevano permettere questo ed altro, mentre la povera gente non aveva nemmeno  da mangiare.

Riprendendo il Corso Garibaldi, proprio alle spalle del teatro, è situato il più importante palazzo del paese: il Palazzo di Città, ex convento dei Padri Gesuiti e successivamente dei Padri Domenicani. Entrando dal portone centrale, ci si trova davanti una cancellata , che conduce alla villetta interna, ben curata e ricca di profumate piantagioni, con una vasca d’acqua dove si erge meraviglioso un papiro siracusano di rara bellezza; sulla sinistra, l’ampia scalinata ci porta alle stanze, ornate da marmi e stucchi di superba fattura, sede del gabinetto del Sindaco e del Salone Comunale, il cui tetto ligneo vale la pena di ammirare; nel piano terra, prospiciente la villetta, si trova il Cenacolo dei Domenicani con una superba volta stellare.

Davanti al Palazzo di Città si ergono i diversi palazzi Liberty, da qui pochi passi ci separano dalla piazza centrale: Piazza Umberto I, “a ciazza”  degli Avolesi per antonomasia, che rappresenta il centro perfetto della croce che divide l’Esagono; è il fulcro della città, luogo di incontri e di frequentazione dei numerosi bar che vi si trovano. Sin dai tempi passati, è stato ed è il luogo di incontro delle diverse categorie di lavoratori: dai commercianti ai muratori, dai braccianti ai professionisti; ogni categoria è solita riunirsi in un determinato” quartino”.
Prima della dettagliata descrizione della piazza centrale del paese, una curiosità: se ci si mette al centro del quadrivio e ci si gira lentamente di 360°, si può notare chiaramente come l’Esagono sia diviso da una Croce perfetta. Si vedono, infatti , tutte e quattro le piazze e le chiese che formano i quattro punti terminali della croce.  
Su un lato della piazza Umberto I, si erge maestosa la Chiesa Madre, detta “a Matrici”, realizzata nel periodo tardo barocco e dedicata a San Nicolò. E’ il tempio più importante della ricostruita città; la facciata è detta “a torre”, grazie ad un particolare gioco ottenuto dalla sovrapposizione di tre ordini architettonici che si aprono sulla piazza con un ampio sagrato, delimitato da statue di fattura barocca. Di grande pregio artistico, il portale maggiore in rame brunito, con pannelli a sbalzo, raffiguranti i Sette Sacramenti, è  opera di Francesco Patanè. L’interno è di tipo basilicale, rettangolare, diviso da colonnati in tre navate. Notevoli la cappella del SS. Sacramento, il Crocifisso Ligneo, posto nell’abside, la statua dell’Assunta. Del XVIII secolo sono le tele dello Sposalizio della Vergine, attribuito a O. Sozzi e la Madonna del Rosario del Sebastiano Croce. In questa chiesa si custodisce il simulacro di S. Sebastiano, al quale gli avolesi sono devotissimi.   
Dirimpetto alla chiesa, l’interessante Ex Palazzo Ducale, appertenuto ai Marchesi Pignatelli Aragona Cortes, risalente al XVIII secolo. Di notevole pregio a continuazione del palazzo Ducale, sulla Piazza, si ammira la Torre dell’Orologio: realizzata nel 1865, che è detta anche” torre del Gallo” perché ne è presente uno all’apice della costruzione per dare ai visitatori l’indicazione metereologica. Il Palazzo Lutri, sulla stessa piazza angolo Corso Vittorio Emanuele , (lato nord), è una delle più importanti residenze nobiliari avolesi. Venne edificato nel 1702 da operai locali per volere della nobile famiglia Lutri, una delle più potenti e facoltose della città di Avola. Di questo ben conservato palazzo, ancora abitato dalla Famiglia Lutri, possiamo ammirare la bella facciata barocca, posta sul Corso Vittorio Emanuele, con un imponente  portale bugnato, caratterizzato da una poderosa arcata decorata da mascheroni grotteschi scolpiti con la tecnica del bassorilievo, sovrastato da un bel balcone merlato e sormontato, da un elegante timpano triangolare. Anche i balconi laterali presentano sobrie ma eleganti decorazioni. Varcato il portale, attraversiamo  l’interessante androne che conduce al grande cortile interno, utilizzato per tenere mostre e ricevimenti, qui possiamo ammirare un pozzo di notevole fattura artistica. L' interno del Palazzo Lutri mostra saloni decorati con stucchi e affreschi decorativi, opera del pittore Gregorio Scalìa, che si dividono in "Sala Rossa", "Sala Gialla", "Sala Azzurra" e "Sala Rosa" per via della colorazione delle pareti. Continuando il giro della piazza, si ammirano altri due palazzi Liberty di pregevole fattura, con bellissimi stucchi interni. Pochi metri più avanti, si nota un’altra struttura la cui costruzione iniziata nel Settecento , si è protratta nel tempo, infatti , il portale è stato rifatto in epoca successiva. La  costruzione dell’immobile si deve alla famiglia  Giampiccolo.
Tornando indietro e  girando attorno alla piazza  notiamo alcuni palazzi di notevole pregio liberty e poi  Palazzo Giangreco, all’angolo di Corso Vittorio Emanuele.  
All’angolo opposto, nella parte sud di Piazza Umberto I,  si erge il Museo Civico di Avola,struttura utilizzata come presidio militare, durante l’ultima guerra mondiale,  come scuola elementare e,poi, come ufficio postale  ed ancora come ufficio del registro. Originariamente, era la ex chiesa di S. Sebastiano, i cui resti si possono ancora ammirare in un angolo all’interno del museo; è un palazzo settecentesco, caratterizzato da un imponente e monumentale portale centrale, sovrastato da tre grandi finestroni, sormontati da timpani triangolari. Nella parte interna, durante i lavori di sistemazione dei locali a museo civico, sono emerse delle nicchie,  in cui venivano legati i corpi dei defunti, per far defluire i liquidi corporali prima di essere seppelliti all’interno delle chiese in profondi pozzi; tali usanze sono scomparse con l’editto di Saint Cloud, emanato il 12 Giugno 1804 da Napoleone; stesse testimonianze si trovano , con una struttura molto più imponente, anche nelle catacombe della Cattedrale.
A questo punto termina il giro attorno all’Esagono. Le testimonianze fotografiche, relative al periodo barocco, liberty e neoclassico, presenti nel territorio, sono raccolte in un cd e depositate presso gli uffici dell’Assessorato al Turismo del Comune di Avola e dell’Associazione Pro Loco  di Avola. Per completare la descrizione dell’Esagono,  è da far notare al turista la rilevante presenza di cortili, esistenti al suo interno (è una delle Città  che ne vanta il maggior numero  in Italia), vera testimonianza della vita sociale della comunità avolese ,
Per poter  continuare a visitare altri luoghi, sarebbe meglio proseguire il nostro itinerario con un mezzo. Il territorio, praticamente pianeggiante, permette di girare in bicicletta (ci sono possibilità di affittarle anche per tutta la giornata), sicuramente molto meglio della macchina, in ultima ratio, è possibile affittare un pulmino. Allora, pedalando  e seguendo la segnaletica per Siracusa, sul normale percorso per uscire dall’Esagono, ci immettiamo sul Viale Lido, percorrendolo per intero arriviamo a Piazza Esedra (quella che abbiamo visto entrando dal lungomare, ricordate?).  Aggiriamo la piazza e proseguiamo sulla destra, percorrendo il lungomare. Un cenno merita senz’altro, a 500 mt a dx del lungomare, il Centro giovanile , di proprietà comunale, ex masseria, diventato centro di cultura, posto nel mezzo di un Parco di notevole interesse botanico e circondato da viali attrezzati a verde, di cui una parte adibita a pista ciclabile, frequentatissima dai cittadini.  Circumvallando il parco, torniamo sui nostri passi, sul lungomare, dove è possibile notare diversi lidi, distese sabbiose, ville, ristoranti, locali, alberghi ed altri spazi verdi, attrezzati, molto popolati nelle afose serate estive avolesi,  tra l’altro luoghi di ritrovo per i giovani del paese e sedi di spettacoli di tutti i generi.  Proseguendo fino al termine del viale, che costeggia il mare, girando sulla sinistra a pochi metri, scopriamo il borgo marinaro con  i vecchi magazzini dei pescatori, oggi adibiti a locali o a caratteristici ristoranti, che un tempo, servivano alla Vecchia Tonnara,  i cui resti non si possono non ammirare quando si arriva all’antico molo di Avola. La Soprintendenza Regionale Siciliana  del Mare, qualche tempo fa, ha mostrato rinnovato interesse per la vecchia tonnara, in quanto emblema di un tipo di pesca al tonno caratteristica di queste zone.
E’ un ambiente bello da vivere dove è possibile ancora incontrare i vecchi pescatori, che discutono sulla banchina del porto delle loro peripezie passate, mentre si aggirano, curiosi, i numerosi turisti e, spesso, anche troupe televisive o cinematografiche. I primi vengono a intervistare gli imprenditori, che ancora oggi lavorano ed esportano il tonno, pescato in loco e confezionato in mille modi diversi, mentre i secondi vengono per la realizzazione di  films o fictions.
          Da poco, la Vecchia Tonnara è stata acquistata da una grossa azienda alberghiera, che si appresterà a trasformarne una parte in una favolosa beauty farm, mentre, dall’altro lato, sarà realizzato il porto turistico che diventerà certamente il volano per la nuova economia turistica della Città. A metà strada, voltando a destra, ci si imbatte in una strada a doppia corsia, punto di riferimento serale per la popolazione avolese; percorrendola di giorno con la bici e la sera a piedi, si possono effettuare passeggiate rilassanti. Risalendo per la via Antonino D’Agata, arrivati alla rotatoria, sulla dx seguiamo corso Garibaldi, e sempre sulla dx, imbocchiamo l’inizio di via Nizza, che prima era alla periferia del paese (per questo via Nizza era per gli avolesi “a strata ra cinta”, proprio perché era l’ultima strada che cingeva la città). Di fronte, sulla sn, dopo pochi metri notiamo una piccola chiesetta: Chiesa della Madonna delle Grazie, chiesa del Romitaggio omonimo quando Avola sorgeva sui monti; poi divenne la chiesuola dei marinai, che scendendo da via Marina, si recavano giornalmente alla vicina marina. Ridotta in pessime condizioni, fu il cav. Sebastiano Vinci Peluso, che, guarito da una malattia, per voto fatto, la fece restaurare nel 1899.  Proseguiamo la passeggiata e arrivati in un piccolo slargo, imbocchiamo sulla sinistra Largo Baluardo, lo attraversiamo e ci immettiamo, a destra , su via Linneo (siamo di nuovo sull’Esagono), passiamo piazza Trieste, percorriamo tutta via Dante andando dritto (di poco sulla sn) ,percorriamo tutta via Galileo Galilei e ci troviamo su Piazza Francesco Crispi.
Qui, annessa al Convento dei Cappuccini, vi è la piccola ma notevole Chiesa della Santa Croce: oltre ad essere un piccolissimo Pantheon , dove vi sono sepolti diversi cittadini, che hanno dato lustro al paese, vi si ammirano una bellissima custodia di legno lavorato a punta d’ago, squisita opera d’ arte barocca, illustrata da Giuseppe Bianca, un quadro di ottimo pennello anonimo rappresentante S. Francesco d’Assisi in estasi e, nel parlatoio soprastante , una tela rappresentante l’Esaltazione della Croce, monumento nazionale di autore ignoto, erroneamente attribuito per un periodo al Verrocchio. Per visitarlo, esclusa  la  Domenica, bisogna chiedere il permesso alle Suore Vincenzine.
Lasciando la nostra chiesetta, da via Cappellini , dritto dritto ci portiamo su Piazza Regina Margherita; qui , dando uno sguardo a destra alla Villa Comunale, notiamo la presenza di  numerose specie arboree locali di notevole pregio e la Croce di Ferro qui posta a ricordare le vittime di un disastroso bombardamento, che fece molte vittime, durante la seconda guerra mondiale. Per questo, la metà sinistra della villa è stata chiamata “Parco delle Rimembranze”, dove ogni albero fu interrato dedicandolo ad ognuna delle vittime cadute durante il bombardamento avvenuto durante la seconda Guerra Mondiale.
Fatto un giretto “ra stazioni”, ovviamente chiamata così dal popolo per via della stazione Ferroviaria ubicata lì vicino, per concludere  il nostro itinerario attorno alla Città di Avola, non ci rimane che visitare  il Vecchio Trappeto, altra pagina di storia del nostro territorio comunale .Tra il numero 44 e 46 del Corso Vittorio Emanuele ci si immette in via Custoza , percorrendola, al quarto isolato, si incontra via Villafranca;  al numero 31, sotto due lampioni bronzati, è presente un fabbricato, che ospita  un vecchio trappeto di proprietà del comune di Avola, realizzato prima del terremoto di Avola Antica. Il trappeto era unico nel suo genere, in quanto veniva utilizzato per la macinazione delle olive e dell’uva. Mentre stai tornando indietro da Corso Vittorio Emanuele, soffermati al n. 75 e  noterai una bella struttura liberty, ai cui lati si ergono due volti di donna a seno nudo, con il corpo raffigurato da due lisene, che sorreggono simbolibamente il palazzo.
Per iniziare a porre all’ attenzione del turista i resti dell’Antico Sito  distrutto dal terremoto del 1693, bisogna  obbligatoriamente prendere la macchina  o affittare un pulmino e salire verso Avola Antica o seguendo la circunvallazione o percorrendo la via Foscolo. Il percorso, forse un po’ impervio, è stato sempre il percorso di una delle più interessanti gare automobilistiche in salita: la “Coppa Belmonte”.  Subito dopo il primo belvedere, incomincia il sito di Avola Antica, di proprietà del Comune di Avola; qui si incontrano le Case grotta di Avola Antica, grotte scavate nella roccia che furono abitazioni e centri di commercio  abitate dai nostri antenati. Le grotte sono inserite in uno splendido scenario contornato da muri a secco, costruiti per la determinazione dei confini e per separare i diversi ambienti all’interno delle grotte in quanto abitazioni promiscue. Le abitazioni, che si estendono in tutto il territorio dell’Antico sito, sono state descritte sia dal Sacerdote Di Maria che dall’ intellettuale Gubernale, inoltre in molti atti notarili  del  periodo che va dagli anni 1632 al 1693, è riportato che le stesse case siano state oggetto di trasferimento di proprietà e  di donazione  nei matrimoni dai genitori ai figli. Unica, autentica opportunità per rendersi conto di quella che era la tecnica costruttiva delle case di allora, scavate  nella roccia, con un solo elemento costruito nell’arco d’ingresso, è data dai Sassi di Matera e da Ragusa Ibla. Proseguendo per  la strada che conduce all’antico sito, si notano sulle pareti i resti delle cisterne d’acqua  in cui emerge l’impasto che  originariamente impermeabilizzava le pareti e che , ancora oggi, resiste alle intemperie.
La grande grotta, detta “a rutta ri Santa Vennira”, ha rappresentato un rifugio per migliaia di cittadini avolesi durante la seconda guerra mondiale. Superato il vecchio sito di Avola Antica si incontra lungo la strada un’ edicola,  da cui ha inizio la zona denominata “Cozzo Tirone “. In questo territorio sono evidenti le Necropoli Sicule, risalenti come afferma Paolo Orsi  al IX e X  sec. a.c.
All’apice del Monte Aquilone,  un tempo si ammirava il Convento dei Cappuccini  diventato poi il Romitaggio, fondato dal Li Gioi. Ai primi del Novecento e successivamente regolati dai Patti Lateranensi, il Convento dei Cappuccini di Avola Antica, poiché non svolgeva attività religiosa aperta al pubblico, fu chiuso e donato al Comune di Avola, che lo affidò all’opera Pia “ Di Maria”, che lo utilizzava come residenza estiva per anziani. Il mantenimento dello stesso era molto oneroso, per cui fu lottizzato e venduto a lotti ai privati, i quali, man mano, lo abbandonarono, al punto che le intemperie e la incuria umana lo distrussero, rimasero erette soltanto le strutture portanti. Grazie al lavoro certosino di “ricucitura” della proprietà del convento da parte dell’attuale parroco della Chiesa Madre, che, successivamente, è riuscito a farlo ricostruire e riportarlo all’antico splendore, oggi il Convento è meta dei turisti, che possono utilizzarlo come punto di ristoro e alloggio. All’interno sorge una chiesetta, dove vi si venera la Madonna delle Grazie, si racconta che il quadro della Madonna sia stato miracolosamente rinvenuto nel 1771 da un pastore che, con il suo esile bastone, facendo leva sul masso che la ricopriva, riuscì a estrarre il quadro votivo che si può ancora ammirare in copia sulla strada salendo a dx, custodito da una Edicola Votiva ; l’originale invece, si trova all’interno della chiesa del Convento.
Durante i lavori di restauro del quadro della Madonna che allatta il Bambino Gesù è stato scoperto che il seno era nudo e che in seguito alla censura della Chiesa del 1554, un anno dopo il Concilio di Trento, fu coperto come tutte le altre nudità di proprietà della chiesa, la curiosità è che forse è uno dei pochi esempi di nudità rimasto in Italia.
A completamento della visita “ra muntagna”, così chiamata dagli avolesi, di notevolissima importanza naturalistica è sicuramente la Riserva Naturale orientata di Cava Grande del Cassibile, considerato il più profondo Canyon d’Europa, visitato ogni anno da  quaranta a cinquantamila turisti provenienti da tutto il mondo. Per raggiungere il belvedere di Cava Grande ed ammirare dall’alto i laghetti, bisogna continuare a percorrere per circa tre km la strada di Avola Antica dopo l’ultima sosta del Convento. Per non pentirsene di non averli visitati, sarebbe opportuno sostare ad Avola per almeno un altro giorno, prima della partenza è d’obbligo munirsi di scarpe da tracking, fare un’ abbondante colazione, poi, zaino alle spalle con dentro solamente l’acqua  per la discesa ed il pranzo. Si consiglia di iniziare la discesa intorno alle ore sette; per chi vuole restare di più ad ammirare quello che la natura ci ha donato, può restare fino a prima del tramonto, riempire le borracce dell’acqua purissima che sgorga dalle rocce e, piano piano rincominciare a salire.
Altro consiglio: non abbiate fretta ! Chi vuole saperne di più su “Cava Grande”, chi desidera avere un’organizzazione turistica impeccabile, chi vuole conoscere il territorio naturalistico e artistico di Avola e non solo, può chiamare i seguenti numeri: Assessorato Turismo Comune Avola 0931583119 o Pro Loco Avola 0931823566; o collegarsi ai siti www.prolocoavola.it - www.comuneavola.it
Buona permanenza e buon divertimento

Per conto dell’Associazione Turistica Pro Loco di Avola
                               Il Presidente
                           Peppino Corsico

Si ringrazia per la fattiva collaborazione la Prof. ssa Francesca Corsico e il sig. Gaetano Licata ed ogni altro che ha gentilmente collaborato.

 
 
 
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