Posizione - Territorio - Vie principali - Istruzione - Religione - PRO LOCO - AVOLA

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Posizione - Territorio - Vie principali - Istruzione - Religione

Avola

Trascritto integralmente dal libro di Gaetano Gubernale edizione Proloco Avola
 



POSIZIONE – STATO ATTUALE  DEL  PAESE


Tra una fitta boscaglia di mandorli, di carrubi e di agrumi, sorge Avola moderna,Comune di Sicilia, Mandamento omonimo della Provincia di Siracusa, su un’aperta, ridente e salubre pianura sotto il grado 47,29 di latitudine Nord e 38,9 di longitudine Est, a sei chilometri da Noto e a 27 Sud-Ovest da Siracusa.
La  Città è fabbricata sopra un piano inclinato compreso fra le linee di livello ordinate 50 m. e 30 m. sul mare ad eccezione di poche case che restano fuori di queste linee, cioè alcune verso la stazione ferroviaria che raggiungono  quasi la quota di m.54 e altre verso Piazza Marina in cui il terreno discende fino a 25 metri. Il centro di essa, ossia il primo fabbricato sorto dopo il terremoto del 1693, ha la forma simmetrica d’un esagono regolare, ed è diviso in quattro quartieri che si suddividono in molti altri rioni. Le susseguenti costruzioni però non conservarono la euritmia stabilita dal famoso architetto frate Angelo Italia da Licata, ma si sovrapposero all’esagono disordinatamente così da deturpare  l’originaria
Simmetria, rendendola una caotica agglomerazione di case e casupole con vie a volte larghe a volte strettissime. La perimetria della Città attuale supera i dieci chilometri perché essa si va estendendo di giorno in giorno grazie alla sua potenzialità  economica e demografica.
Per far rilevare  il crescendo della popolazione avolese dal secolo XVI ad oggi, che è indice di futuro progresso, basta riportare il seguente specchietto indicativo.
Oggi la sua popolazione sorpassa i 25 mila abitanti e si avvia verso i trenta, con una densità di circa 350 per Kmq.
E’ da notare l’oscillazione regressiva tra il 1690 e il 1703 perché Avola fu  vittima del  terremoto  del 1693 con la perdita di oltre 500 persone; come l’altra dal 1831 al 1837 in cui fu fatale il colera di quest’ultimo anno che fece più di 700 vittime.

   TERRITORIO


Il territorio di Avola abbastanza fertile occupa un’area di ettari 6000 secondo il Biamca, di 6800 il Mortillaro ed il Nicotra, di 6011 secondo la dichiarazione ufficiale del Comune, di 7560 secondo la Giunta di inchiesta agraria, di 7771 secondo il Salomone, dei quali la maggior parte sono piantati a mandorli, cereali vigneti e agrumeti. Giuseppe Bianca nella sua importante monografia agraria del territorio di Avola lamentava gli angusti limiti del territorio amministrativo di Avola in rapporto alla popolazione e rilevava che dei supposti 6800 ettari, tolti i luoghi incoltivabili di nude rocce ed i luoghi alpestri, non rimanevano che 5000 ettari per colture.
Si è parlato più volte di perequazione fondiaria, cioè di divisione territoriale in rapporto alla popolazione; ma nulla si è fatto mai e sarebbe atto di giustizia distributiva dare ad ogni comune quello spazio vitale che risolverebbe il disagio economico in cui la maggior parte si trova.
Comunque il territorio avolese è in compenso così ben coltivato dalla industriosa mano dell’uomo, da sembrare un vasto gradevole giardino. Ha confini naturali, poiché dal lato di tramontana è bagnato dal fiume Cassibile (il cacciparis degli antichi) che lo divide in parte dal territorio di Siracusa; dal lato di mezzogiorno lo confina per un buon tratto il fiume Asinaro dalla foce all’insù; poscia una linea rientrante di pura convenzione lo contermina tutto all’intorno fino a più di metà del lato settentrionale col vasto territorio di Noto.Da sud-est è bagnato dal mare jonio. La configurazione di esso è quella di un trapezio, o meglio di un cono smussato all’apice, la cui base alquanto sinuosa e quasi lunga 10 chilometri poggia sul mare Jonio dal lato Est-sud-est, con le coste alquanto elevate nella parte di mezzo e declinate ai due estremi, mentre l’apice vien chiuso da una linea convenzionale malamente determinata e appena lunga 4 chilometri.

VIE  PRINCIPALI  -  PIAZZE


La città ha lunghe, larghe arieggiate e ben disposte vie, in parte asfaltate, in parte in attesa di definitiva sistemazione. Le principali sono:
Corso Vittorio Emanuele, che si estende dalla stazione ferroviaria fino a Porta Siracusa per circa 1200 metri, lungo il quale sorgono vari buoni edifici  pubblici e privati e le Chiese di S. Antonio di Padova e S. Giovanni Battista. A detta via fa seguito immediatamente il Viale del Lido da Porta Siracusa alla spiaggia Tremoli, viale spazioso e lungo oltre mille metri, meta estiva di bagnanti cittadini e forestieri che trovano una grande distesa di finissima sabbia, una spiaggia incantevole,alberghi,
ristoranti,caffè, feste e grande illuminazione; Corso Garibaldi che incrocia col predetto corso nel centro della Piazza Umberto I e si estende pure per circa un chilometro da Piazza Regina Elena a Piazza Marina,lungo il quale oltre a diversi edifici privati sorgono il Duomo, il Palazzo di Città, ecc..; le vie Manzoni, Collegio, Dante, Linneo, Lincoln e Rattazzi formano l’esagono antico, mentre lo frastagliano rettamente incrociandosi le une alle altre:
le vie Napoli, Milano, Roma, Venezia, Manin, Cavour, Mazzini, Teatro.
Altre vie principali sono: Corso Gaetano D’Agata,corso Gaspare Santuccio, via Ruggero Settimo, Mameli, Colombo, Cappellini.
Difficilmente una tale euritmia si riscontra negli altri paesi di Sicilia, onde che per la sua postura piana e simmetrica, fa bella e gradevole impressione a chi la visita.
Non meno numerose ed importanti sono le piazze spaziose, piene di aria e di luce, che formano il più bell’ornamento della città. Sono degne di rilievo: Piazza Regina Margherita in capo al paese uscendo dalla stazione ferroviaria, sulla quale sorgono ora l’incantevole Villa pubblica molto frequentata in estate, con i suoi sedili, luce elettrica  sfarzosa, palco per i concerti musicali e terrazza, e il Parco della Rimembranza con gli alberi intitolati ai caduti della grande guerra; Piazza Vittorio Veneto lungo il Corso Vittorio Emanuele, ornata dal monumento dei Caduti Avolesi,
dalla fontana monumentale, da alberi ombrosi e sedili; Piazza Umberto I nel centro del paese ricca di edifici pubblici e privati, che misura m. 100 per lato, divisa in quattro quartieri dai due corsi principali; vi sorgono il pubblico Orologio, l’Ufficio postale, telegrafico e telefonico, il palchetto in ferro della musica; e piazza Siracusa
quasi alla fine del Corso Vittorio Emanuele; Piazza Regina Elena ricca di alberi e dove sorgono la Parrocchia di S. Antonio Abate e il Ginnasio; Piazza Teatro con alberi e sedili, attorno alla quale si ergono la Chiesa parrocchiale e patronale di S. Venera, il Teatro Garibaldi, la Villetta Umberto I, il carcere mandamentale e parecchi edifici privati; Piazza Marina meta di passeggio dei nostri buoni antenati che in estate vi si recano per godere la frescura che sale dal vicino mare; Piazza Francesco Crispi locale dell’annuale fiera e di competizioni sportive.
Diverse altre piazzette e larghi, cortili e ronchi sparsi dappertutto rendono il paese gaio e sorridente. A questo punto vogliamo far voti nell’ interesse morale della nostra città, a che sia riveduta e rifatta la toponomastica delle vie e piazze, perché vengano soprattutto ribattezzate con i nomi degli illustri concittadini di cui è dovizia per Avola come si vedrà in seguito.


LUOGHI E COSE RIMARCHEVOLI  DEL TERRITORIO AVOLESE

Nei medesimo luoghi che abbiamo accennato si ammirano un Romitaggio, costruito nel 1727, a spese del sac. Sebastiano Li Gioi, sull’area stessa in cui sorgeva l’antico convento dei Cappuccini che fu distrutto dal terremoto, quale eremitaggio è divenuto proprietà privata ed ha dato inizio ad un villaggio ricreativo e salutare. L’attigua Chiesa soggetto di devozione e di pellegrinaggio, una Croce, piantata dai Cappuccini nel 1579, non per altro importante che per aver sfidato le furie sovversive del cataclisma suddetto, alcuni ruderi dell’antichissimo Castello, reliquia preziosa della grandezza d’Ibla, le Grotte a guisa di spelonche, incavate nelle viscere della montagna- simili alle necropoli d’Atene – abitate da molte generazioni d’uomini che vanno dai Sicani agli Spagnoli, le Tombe sicule (dette volgarmente rutti re saracini) aperte nelle rocce del monte Tirone, la valle sottostante, detta Cava di Carnevale, sorprendente per l’eco meravigliosa, una Cappelletta della Madonna delle Grazie incavata nel vivo masso con una enorme pietra accanto in mezzo alla quale fu miracolosamente ritrovata l’immagine della Madonna che si venera nella chiesa del Romitaggio; più sopra di questa si ammira una Via, detta strada di San Giorgio – incavata nella viva pietra, ritenuta opera dei Siculi, e più su – quattro chilometri – diverse piccole Catacombe.
Alcuni chilometri a sinistra di chi guarda il mare da quei luoghi, è ammirabile la Cava Grande riguardata come una delle meraviglie naturali di Sicilia per la sua immensità e caratteristica. Sono celebri in quelle parti: le grotte abitate un tempo dai briganti, il Salto di Maruzza luogo ripido, orribile a vedersi, soggetto di tradizionali leggende, le Tre Pedate non meno pericolose, luogo per il quale i banditi si rendevano irreperibili, le tombe dei Sicani e Siculi (oltre 2000) descritte dall’Orsi e che supponiamo servirono agli Iblei del primo periodo. A poca distanza poi sono notevoli le Grotte di Palazzetti in mezzo alle quali sorgeva la celebre Villa di Polizelo, fratello del re Jerone di Siracusa. Il fiume Cassibile è anch’esso meraviglioso per il fatto che nascendo presso Palazzolo Acreide nell’ex feudo Bauli prende il nome di Manghisi e dopo aver percorso e bagnato buon tratto del territorio avolese si sprofonda in varie gole e dopo un percorso sotterraneo di parecchi chilometri ricompare traendo il nome di Cassibile per poi sfociare in mare con un percorso di circa 25 chilometri.
Vicino a questo fiume si notano: i ruderi di un Castello detto la Mola, distrutto circa il 1350 e posseduto per lungo tempo da Avola, gli acquedotti dei quali Dionisio trasportava le acque del Cacciparis nella sua villa di Giarte (oggi Longarino), la grotta con gli avanzi di stufe romane, il Pozzo di S. Paolo – che ha una tradizione miracolosa; il quale è meraviglioso per il fatto quante serpi vi si dissetavano, vi trovavano la morte. Non meno importante è la fontana Ciaurello, la quale scaturendo in mare con impeto ordinario, dopo un bel tratto sgorga in mezzo alla distesa delle acque salate, formando un gorgo; né le barchette vi si possono trattenere sopra; quello è grazioso poi a vedersi, si è le barchette che in mezzo al mare si fanno le provviste d’acqua dolce. Degno di visita è lo stabilimento idro-elettrico che avendo conduttate le principali cascate del Cassibile, fornisce energia di elettrica tutta la Sicilia sud e sud-ovest.
Nella contrada Falari ammiransi i ruderi di una distrutta cittadella e alcune grotte sotterranee artificiosamente cavate nella viva pietra. Narra lo storico Di Maria che all’epoca sua (1745) ritrovavansi in quei luoghi iscrizioni di evidente antichità che andavano distrutte per l’incuria biasimevole degli amministratori del tempo; sepolcri di marmo, lacrimatoi, vasi, monete greche e romane ed altri soggetti ancora.
In una località della cava di Carnevale ammiransi ruderi di una statua di divinità fluviale, avanzi di concerie; altrove nella cava Bugliola, i ruderi dell’antica fabbrica dello zucchero, gli archi o acquedotto che forniva la forza ad un mulino di vecchio tipo idrico.       

  ISTRUZIONE PUBBLICA

Nell’antica città non vi erano scuole pubbliche; nei conventi di S. Maria di Gesù e dei Cappuccini e nel monastero delle benedettine si impartivano insegnamenti religiosi per i novizi e qualche benestante; qualche sacerdote faceva scuola privata e ciò noi abbiamo trovato sin dal 1520.
Nella nuova città si ebbe qualche pubblico lettore, stipendiato dall’Università (Comune), fino a quando alcuni benemeriti cittadini come D. Mario Calvo, D. Francesco Iozzia, Dr. D. Gregorio Fauzza e D. Crescenzia Blandini lasciarono i loro beni a PP. Gesuiti allo scopo di tenere pubbliche scuole, che effettivamente mantennero dal 1756 sino al 1767 anno in cui subentrarono i PP. Domenicani che a loro volta impartirono lezioni di lettere, filosofia e teologia. Anche nella risorta Avola non mancarono i privati istruttori, quali l’Abate Fardella, il Can. Perez, il Principe Irlandi, e qualche altro, mentre alla istruzione femminile provvedeva il Collegio di Maria, “Sodaro”. Col consolidarsi del regno d’Italia fu resa obbligatoria la pubblica istruzione e allora furono fondate le prime scuole elementari comunali maschili e femminili. Tuttavia intorno al 1881 gli analfabeti in Avola segnarono la cifra enorme del 93% per l’avversione o mancanza di mezzi della classe campagnola. Ma da quel tempo in poi si ebbe un incremento non indifferente, così che non solo furono sdoppiate varie classi e mantenute sino alla quinta, ma furono istituite altresì le Scuole Tecniche sotto l’abile direzione del dotto avolese Prof. Giuseppe Scala Rizza. Soppresse queste nel 1896, furono rimesse in vigore nel 1919 per opera dell’On. Antonino D’Agata e quindi per le avvenute riforme scolastiche denominate Scuole Complementari ed ora Scuole d’Avviamento Professionale.
Recentemente, per l’interesse del Podestà Vittorio Loreto, Avola ha potuto avere il Ginnasio.

    RELIGIONE


Anticamente Avola apparteneva alla diocesi di Siracusa; ma allorchè nel 1844 questa fu per la seconda volta smembrata e costituita la sede vescovile di Noto, la nostra città venne aggregata a quest’ultima diocesi. Aveva allora una sola parrocchia, quella di San Nicolò di Bari; ma con l’accresciuta popolazione, da mons. Vizzini furono stabilite  due parrocchie nel 1919 e cioè la predetta governata dall’Arcidiacono-Arciprete e quella di Santa Venera. E finalmente nel 1927 furono istituite dal medesimo vescovo altre due parrocchie: quella di S. Antonio Abate e l’altra di S. Giovanni Battista.
Primi parroci suffraganei dell’Arciprete furono:
il sac. Emanuele Lo Giudice  (S. Venera), il sac. Antonino Morale (S. Antonio) e il sac. Salvatore Maranci (S. Giovanni).

 
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