Santa Venera - Santa Patrona - PRO LOCO - AVOLA

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Santa Venera - Santa Patrona

Feste ed eventi

  SANTA VENERA - SANTA PATRONA


La Patrona scelta dagli avolesi da tempo immemorabile è Santa Venera vergine e martire in onore della quale ogni anno si celebra una festa solennissima. Narrano gli agiografi che da Agatone e Ippolita o Politia, verso l’anno 100 di Cristo, dopo molte preghiere e voti di sacrare a Dio il nascituro, nacque nel giorno di venerdì Venera in Aci o Aquilia detta ora Acireale. La religione cristiana era stata introdotta da quasi mezzo secolo in Sicilia per opera dei vescovi Marziano in Siracusa, Pancrazio in Taormina, Berillo in Catania e già era accolta dagli animi più sensibili.
Venera detta dai Romani Veneranda e dai Greci Parasceve, crebbe educata al culto divino come una predestinata e morti i genitori, distribuì i suoi beni ai poveri e cominciò a dedicarsi alla predicazione del Vangelo. Percorse quindi tutta la Sicilia ed è fama che sia pervenuta nell’antica  Ibla Maggiore che poi si chiamò Avola, abitando in una grotta (cripta) che divenne oggetto di culto speciali dei nostri antenati e accanto alla quale sorse poi una Chiesa. Che la grotta di Santa Venera abbia avuto un culto antichissimo risalente alle origini è dimostrato da una disposizione vescovile con la quale mons. Capobianco stabiliva che per visitare la detta grotta situata nella chiesa omonima  ed impedire la ressa e la promiscuità delle persone devote, dovevano apporsi di mattina un cartellino che diceva “solo donne” e nel pomeriggio un altro per soli uomini; quale documento trovasi negli Atti della Curia Vicariale di Avola e da me trascritto nei miei Annali Avolesi. Raccogliendo ovunque buoni frutti passò nella Magna Grecia, cioè Calabrie, Basilicata e Puglie ed anche ivi faticò per la religione di Cristo diffondendo la parola del vero e del bello. Indirizzandosi quindi verso la provincia Romana entrò in una città (che si ritiene Avellino) dove governava il Prefetto Antonio; questi informato dai pagani della grande turba di convertiti che procurava Venera alla nuova fede, la fece tradurre al tribunale e condannare ad avere posta sul capo una celata di ferro rovente; ma questa miracolosamente si raffreddò.
Maggiormente irritato il tiranno ordinò che fosse che fosse legata con strettissime catene e ricondotta in orrido carcere; ma diversi angeli nella notte la slegarono e la confortarono a partire per Gesù.
Avvertito il Prefetto di quello che era avvenuto nel carcere, ordinò che fosse crocifissa e che poi venisse flagellata e quindi fu sottoposta al peso di una grossa pietra sul suo gracile corpo. Sublime fu la sua preghiera riportata dai sacri Menologi:
“Te solo, o mio sposo, io desidero, e, Te solo cercando, io combatto e con Te io sono crocifissa e col tuo battesimo sepolta, ed io patisco per Te e per Te muoio, affinchè teco io viva; perciò come un sacrificio immacolato ricevi me stessa, che a Te solo di tutto cuore mi sono unita”.
Ma anche stavolta un angelo con la punta della spada le tolse l’enorme peso da dosso, e poi staccando i chiodi dalle mani e dai piedi la ridonò alla primiera energia. Alla vista di tanto miracolo il popolo si convinse della santità della missione di Venera e volee farsi cristiano con tutti i ministri. Qual fatto irritò Antonio di più e ordinò che fosse posta in una grande caldaia ove fossero fatti bollire insieme pece, zolfo ed olio. Fu eseguita l’infame sentenza e Venera però rimase imperterrita e immolestata in me3zzo a quel fetido e bruciante materiale. Antonio volle sincerarsi che veramente quelle materie bollissero ma non potè avvicinarsi troppo per il grande calore.
Insultò Venera e la schernì dicendole di spruzzarsi un po’ di quel materiale; e Venera ciò fece per volere divino. Alcune stille pervennero agli occhi di Antonio che accecò immantinenti. Fu allora che il tiranno inginocchiandosi e supplicando con rotti pianti promise di farsi cristiano; e La Santa, per volere di Dio, scesa dalla caldaia e avvicinata al prefetto con passargli un pò di saliva sugli occhi gli ridonò la vista.
Andò quindi in un’altra grande città dove governava Teotimo o Temio, il quale avendo saputo le conversioni ottenute dalla cristiana la offrì in pasto ad un terribile dragone che soleva nutrirsi di carne umana ed il dragone fu ucciso col semplice segno della croce fatto dall’invitta eroina, ciò che indusse Temio e gran parte della popolazione a confessare essere Gesù il vero Dio e ad abbracciare il cristianesimo.
Passò Venera in una nuova città della Gallia Cisalpina come allora si diceva la regione al di qua delle Alpi, ove governava tale Asclepio. Molti cittadini si convertirono subito per la fama che l’aveva preceduta; ma il tiranno invece dopo vari martirii inflitti alla Santa la fece decapitare non prima pero’ che essa avesse così pregato:
“O Dio dominatore del mondo, che creasti il cielo e la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano: che formasti l’uomo a tua immagine e somiglianza, ascoltami ed esaudisci le mie suppliche in quest’ora e concedi a tutti quelli che celebreranno la mia memoria che possano trovare misericordia nel gran giorno del Giudizio. Nelle loro case non sianvì lebbrosi, né muti, né languidi, né ciechi; ma chiunque invocherà il mio0 nome sia liberato da ogni infermità e soccorso in ogni bisogno. Libera anche, o Signore, tutti quelli che faranno memoria  di me da ogni pestilenza, da ogni malattia contagiosa come dalla rogna e dagli spiriti immondi e manda il tuo Angelo perché li custodisca con tutte le loro sostanze. Esaudisci, o Signore, la preghiera della tua serva, il quale sei laudabile e benedetto nei secoli dei secoli. Amen” (Breviario Siculo). Detta tale preghiera , mentre la verginella rendeva l’anima al creatore, si udì un gorte terremoto e tutti gli abitanti stramazzarono a terra. Ciò avvenne il 26 luglio dell’anno 143 del Signore. Il di lei corpo rimase esposto alle fiere; ma di notte tempo un pio cristiano chiamato Antimo lo raccolse, lo unse di preziosi unguenti, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo nascose per tutto il tempo che durò la persecuzione.
La traslazione del suo corpo avvenne il 14 novembre dello stesso anno per cui la Chiesa sotto il nome di Veneranda ne celebra il rito solenne con queste parole: “Nella Gallia memoria di Santa Veneranda Vergine, la quale sotto Antonino Imperatore ed Asclepio Preside ricevette la corona del martirio”.
Visse la Santa  44  anni dei quali 30 li passò nel ritiro e nello esercizio della carità del suo paese; 10 li spese predicando in tutta la Sicilia e nella Magna Grecia e gli ultimi 4 anni nelle province di Roma e della Gallia Cisalpina. Perciò molte città si contesero l’onore di averle dato i natali mentre altre la celebrarono patrona o protettrice. Si può dire che in Sicilia non c’è antico paese che non abbia un ricordo della Santa sia di Chiesa, o dipinto o denominazione di località.
La leggenda da noi riportata fu raccolta dai vari breviari e martirologi dall’avolese P. Bernardino Tiralongo Donzella che lasciò manoscritta e tale pervenne in nostro potere.
A questa Santa fu dedicato dagli Iblei uno dei primi suoi templi che distrutto dai Saraceni, fu ricostruito sotto il dominio normanno. Il culto fu ripristinato e giunse sino al 1647, anno in cui fu proclamata solennemente Santa patrona del paese giusta le disposizioni del Pontefice che aveva ordinato che ciascuna città o avente rapporti con essa per tradizioni.
Per diversi secoli la festa fu regolarmente celebrata il 26 luglio, ma dal 1900 in poi fu trasferita all’ultima domenica di luglio.

Trascritto integralmente dal libro di Gaetano Gubernale edizione Proloco Avola
 


GIUSEPPE BIANCA
DESCRIZIONE FESTE S VENERA 1858
EDIZIONE DIGTALE PROLOCO - AVOLA


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